Qualora questo onere non risultasse per voi accettabile, potrei oppormi? Nel caso rischierei di perdere il diritto? Vi ringrazio sentitamente

  13 Mar 2017   44
Un mio prozio, sacerdote, ha lasciato tutti i suoi beni (un patrimonio plurimilionario) ad una costituenda Fondazione a scopo caritatevoli, definendone i 5 membri, di cui 3 tra enti religiosi. Tra i beni esiste anche una piccola casetta in Valle D'Aosta, dove, da tantissimi anni, lui si recava in estate (2 mesi circa) nei quali effettuata un'esposizione di quadri aventi grande valore, a soggetto religioso (anch'essi ora di proprietà della Fondazione). Nel testamento ha disposto che io abbia il diritto di abitazione, con l'obbligo "ogni anno, nei primi quindici giorni di agosto, di aprire la mostra di Arte Sacra". Per quanto mi riguarda non ho alcun problema a non usufruire della casa in quel periodo, dandone disponibilità alla Fondazione, ma ritengo che non mi si possa imporre un obbligo di presenza in quella dimora in quei giorni e anche con compiti di gestore e custode della mostra: mi pare che sia non giusto obbligare un cittadino ad una residenza coatta (cosa che peraltro potrebbe essere impossibile anche per impegni del mio lavoro, come lavoratore dipendente); aggiungo che il de cuius ha anche aggiunto che se io qualche volta non potessi, toccherebbe ad un altro nipote (per quei 15 gg), il quale, inoltre, avrebbe un diritto di abitazione "a cascata", se io prima o poi rinunciassi oppure quando passassi a miglior vita (ma questo non credo muti la sostanza del quesito).
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