La mia domanda principale è, le leggi sono una per gli italiani e un’altra per noi discendenti? Possiamo essere discriminati per essere nati fuori dell’Italia?

  10 Mar 2017   88

Egregi avvocati online, buongiorno! Vorrei chiarire una questione giuridica circa la dichiarazione anagrafica nei Comuni italiani. Le leggi dichiarano: 1) Gli effetti immediati delle dichiarazioni anagrafiche L’aspetto più discusso del d.l. n. 5/2012 consiste nella possibilità da parte del cittadino di ottenere “subito” (ovvero entro due giorni lavorativi dal ricevimento della dichiarazione anagrafica), determinati requisiti senza aspettare la conclusione dell’istruttoria. Come analizzato nel paragrafo 3.1, la disposizione che attribuisce tali effetti immediati alla domanda è il comma 3 dell’art. 5 d.l. n. 5/2012 Inoltre, una significativa conseguenza dell’iscrizione con effetti immediati consiste nella possibilità per il cittadino di ottenere subito alcuni certificati. Primo tra tutti il certificato di residenza, fondamentale requisito al quale sono strettamente legati una pluralità di diritti fondamentali. Altro importante documento è lo stato di famiglia, che attesta quante persone, legate da vincoli affettivi o di parentela e coabitanti, sono iscritte al medesimo indirizzo anagrafico. Una terza certificazione è costituita dalla carta d’identità, che può essere rilasciata immediatamente dopo l’iscrizione. 2) I diritti fondamentali degli stranieri di fronte al principio personalista, al principio di eguaglianza e alla discrezionalità del legislatore nella disciplina della condizione giuridica dello straniero Infatti la Corte costituzionale ha affermato che il principio di eguaglianza previsto dall'art. 3 Cost. non deve essere considerato in modo isolato, ma deve essere interpretato sia in connessione con l'art. 2 Cost., che prevedendo il riconoscimento e la tutela dei "diritti inviolabili dell'uomo" non distingue tra cittadini e stranieri, ma garantisce i diritti fondamentali anche riguardo allo straniero (così Corte cost. sent. 18 luglio 1986, n. 199), sia in connessione con l'art. 10, comma 2, Cost., che rinvia a consuetudini e ad atti internazionali nei quali la protezione dei diritti fondamentali dello straniero è ampiamente assicurata. Però gli ufficiali di anagrafe dicono che per i brasiliani discendenti di italiani, la legge non serve. Dobbiamo aspettare prima l’accertamento dei vigili, che può venire fino a 45 giorni. La mia domanda principale è, le leggi sono una per gli italiani e un’altra per noi discendenti? Possiamo essere discriminati per essere nati fuori dell’Italia? Siamo italiani di seconda classe? Ringrazio in anticipo. Cordiali saluti


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