Il diritto di abitazione del coniuge superstite può essere opposto in caso di mia richiesta di rilascio nel caso sopra descritto?

  09 Jan 2017   101
Riassumo: causa di divisione su immobile indivisibile di cui 2 figli hanno 1/3 della proprietà ciasucuno e la madre l'altro 1/3 di proprietà più il diritto di abitazione su tutto l’immobile in quanto coniuge superstite alla successione. La proprietà di tutti e 3 è stata acquisita alla successione. Uno dei figli viene pignorato, qualche anno dopo la successione, e quindi scatta la causa di divisione.
Le info aggiuntive sono:
la coniuge superstite (quella che avrebbe il diritto di abitazione) è anche comproprietaria (per 1/3), come scrivevo in precedenza, ma non si è costituita nel processo, è quindi contumace. All'ufficio notarile non mi garantiscono che questo significhi che tale coniuge non si possa opporre o che il suo diritto sia opponibile al rilascio dell'immobile, ma dubitano molto che si opponga. Però confermano che è corretto che il giudice abbia messo in vendita la piena proprietà per l'intero, a me sembrava più corretto mettere all’asta la nuda proprietà.

Aggiungo anche che, leggendo meglio in perizia, il pignorato comproprietario per 1/3 (che però non gode del diritto di abitazione visto che esso è della madre) è stato pignorato per la piena proprietà dell'1/3. Anche questo mi ha sorpreso visto che dovrebbero pignorargli solo la nuda proprietà, a meno che il fatto che la madre, tenutaria del diritto di abitazione, non essendosi opposta (contumace appunto) a tale pignoramento abbia fatto scaturire legittimamente la pignorabilità della piena proprietà dell'1/3 del figlio. Qui, non so, e chiederei a lei, se questo può essere.
Secondo lei queste informazioni, chiariscono il perchè il giudice abbia messo in vendita la piena proprietà per l'intero? Può essere che a tutti i convenuti andasse bene vendere l'immobile con la piena proprietà e a tale progetto la madre, essendo contumace, non si sia opposta entro i termini (se ci sono termini, non so)? E soprattutto, secondo lei, non essendosi opposta (in quanto contumace) nè al pignoramento della quota del figlio per piena proprietà, nè alla vendita per piena proprietà, ha perso anche l'opponibilità del suo diritto di abitazione al rilascio dell'immobile nel caso me lo aggiudicassi?
Io posso immaginare che la madre al più potrà chiedere, nel momento in cui si dovranno spartire i proventi della vendita, una quota maggiore in compensazione del suo diritto di abitazione, sempre che sia in tempo per farlo, forse avrebbe dovuto farlo prima di rendersi contumace.
La cosa che mi fa vacillare è che, se fosse così corretto mettere in vendita la piena proprietà, allora perchè nell'avviso d'asta (a differenza di altre aste) non c'è scritto che la liberazione avverrà a cura e spese della procedura? Questa la frase che trovo in tante aste ma non in questa: "Se l'immobile posto in vendita è occupato dal debitore o da terzi senza titolo, la liberazione potrà avvenire a cura del custode giudiziario, secondo modalità e tempi stabiliti dal Giudice dell'Esecuzione, ai sensi dell'art. 560 c.p.c..". Tra l’altro il custode non è stato nominato, ma eventualmente potrebbe esserlo per liberare l’immobile, ma appunto pare che questa volontà non sia palesata nell’avviso d’asta.
Questo mi fa temere che in realtà il giudice non sia così sicuro dell'inopponibilità del diritto della madre, però intanto ci prova a vendere con la piena proprietà. Se così fosse, non mi pare molto corretto nei confronti di compra.
Fra una settimana c'è l'asta e sono ancora molto in dubbio.
Grazie
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