Cifra in ballo modesta (meno di 1000 euro), questione di principio. Nel caso in esame, la legge è veramente in opposizione alla giustizia ed al comune buon senso?

  29 Sep 2017   60
Riferimento Circolare n. 1/DF del Ministero dell'Economia e delle Finanze (Direzione Legislazione Tributaria e Federalismo Fiscale), prot. 9720 del 14 aprile 2016

DESCRIZIONE DEI FATTI
Nell'anno 2015 ho acquistato una seconda casa nel comune di TERRANUOVA BRACCIOLINI (AR). Per il pagamento delle due rate dell’IMU, relative all'anno 2015, ho continuato ad avvalermi del professionista che aveva curato i pagamenti del precedente proprietario.
A giugno 2016 ho notato che il commercialista, da trent'anni, stava sbagliando il calcolo dell’importo da pagare. Forse non era stato informato dal precedente proprietario, comunque non aveva mai tenuto conto del fatto che l’immobile di cui si trattava, dai primi anni '80, risultava vincolato dalle Belle Arti e, da quel momento, l’ICI / IMU avrebbe dovuto essere ridotta del 50%. Negli anni successivi si era limitato ad una semplice operazione di copia incolla, perseverando nell’errore.
Licenziato il commercialista, ho contattato l’Ufficio Tributi del Comune. Mi è stato detto che non avrei potuto chiedere il rimborso di quanto pagato in più, per tre decenni, da me e/o dal precedente proprietario. La richiesta doveva essere limitata agli ultimi cinque anni (richiesta in carta libera, allegando le ricevute dei pagamenti effettuati), cosa che ho fatto con lettera portata a mano e protocollata in data 27/06/2016. Contemporaneamente dovevo pagare l’IMU di giugno 2016, corretta secondo i miei calcoli e far pervenire al Comune il modello “dichiarazione IMU”, per spiegare l’improvvisa diminuzione dell’entità del pagamento. Ho consegnato anche questo modello a mano ed è stato protocollato in data 13/06/2016.
Tutto ciò era perfettamente in linea con quanto indicato dalla Circolare in riferimento.
Trascorso un periodo ben più lungo dei 180 giorni previsti dalla citata Circolare, in assenza di qualunque riscontro, qualche giorno dopo Ferragosto 2017, ho chiamato l’Ufficio Tributi per avere un aggiornamento.
Mi è stato fatto presente che la richiesta era stata esaminata e sarebbe stata accolta parzialmente. Sulla base delle ”istruzioni per la dichiarazione IMU”, sarebbe stato messo in pagamento solo il surplus da me pagato nell’anno 2015, l’ultimo dei cinque richiesti (da dicembre 2011 a dicembre 2015).
Ho allora chiesto ed ottenuto un colloquio con la Dirigente dell’Ufficio. Mi ha fornito una spiegazione che potrebbe anche avere una sua logica, ma che non mi ha convinto.
Secondo la Dirigente: la circolare obbliga il Comune a rifondere il contribuente del surplus erroneamente pagato negli ultimi cinque anni. Nel caso in esame c’è però un inghippo. L’immobile fu sottoposto a vincolo storico/artistico nei primi anni ’80, prima non lo era. L’allora proprietario avrebbe dovuto compilare la dichiarazione IMU (allora ICI) per comunicare la variazione e dimezzare il pagamento. La cosa non fu fatta. Come detto, la feci io solo a giugno 2016. Quindi, per l’Ufficio Tributi, fino a giugno 2015, in mancanza di una comunicazione di variazione del suo status, l’immobile è sempre rimasto un normale immobile, non vincolato dalle Belle Arti (la dichiarazione IMU ha un valore retroattivo di 12 mesi). Era pertanto giusto pagare l’IMU nella sua interezza e non esisteva alcun surplus nei pagamenti dei quattro anni precedenti (2011/2014), da dover rifondere. Insomma, non si poteva ragionare sulla base della sola circolare in riferimento, ma sulla base del combinato circolare più istruzioni IMU.
La Dirigente aggiungeva che: "L’Ufficio Tributi non è tenuto a reperire notizie presso gli altri Uffici del Comune, queste gli devono pervenire esclusivamente dal contribuente. Così direbbero le istruzioni per la compilazione della "dichiarazione IMU". In parole povere, in assenza di specifica comunicazione del cittadino, è giusto che l'ufficio del secondo piano non sappia quello che viene fatto al primo."
Questa è l’assurdità che io contesto. Il comune era perfettamente al corrente del vincolo imposto. Doveva comunque esserlo e, nel caso in esame, proprio il vincolo aveva creato un contenzioso che è durato ben 15 anni (dal 2000 al 2015), coinvolgendo tutti gli uffici del comune. A quel punto nessuno poteva più permettersi di affermare di non sapere. L’Ufficio Tributi fa parte del comune. Se fa finta di non sapere, è solo colpa di una ben riuscita operazione di scarica barile e/o di cattiva organizzazione interna.
Ho allora chiesto il parere del Difensore Civico della Regione Toscana. Purtroppo, questi ha sposato appieno le motivazioni della dirigente del comune.
In mancanza di un vostro parere a me favorevole, dovrò amaramente dedurre che la burocrazia vince sul buon senso.

Sperando nella giustizia, ringrazio e porgo distinti saluti

antonio bartolini
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